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I PARTIGIANI D'ITALIA

Lo schedario delle commissioni per il riconoscimento degli uomini e delle donne della Resistenza

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Il fondo Ricompart conservato presso l’Archivio Centrale dello Stato

Archivio

L’archivio del “Ricompart” conservato presso l’ACS

Con la sigla Ricompart si indica il fondo Archivio per il servizio riconoscimento qualifiche e per le ricompense ai partigiani, che conserva la documentazione prodotta dalle Commissioni istituite nell’immediato dopoguerra (1945 e 1948) e dalla Commissione unica nazionale istituita nel 1968. Il fondo archivistico era conservato presso il Ministero della Difesa, che lo ha versato all’Archivio Centrale dello Stato negli anni 2009-2012.

Il versamento

Il 19 maggio 2008 fu firmata una convenzione tra la Direzione Generale per il Personale Militare (Persomil) del Ministero della Difesa e l’Archivio Centrale dello Stato riguardante il versamento dell’archivio Ricompart (comprendente la documentazione fino all’anno 1994).
Tale convenzione prevedeva che il versamento venisse completato nel giro di tre anni, specificando però che lo schedario dovesse essere trasferito il prima possibile: cosa che in effetti avvenne in data 10 dicembre 2009. Secondo l’accordo, il versamento comprendeva anche gli armadi “compactus” e tutti gli altri materiali di supporto utilizzati per la conservazione dei documenti. Le operazioni di trasferimento risultano essere state completate nell’anno 2012.

La formazione dell’archivio Ricompart

Le Commissioni regionali istituite nel 1945 e nel 1948, nel corso delle loro attività, hanno prodotto e conservato documenti nelle sedi locali e decentrate nelle quali operavano. Ciascuna di esse, per le esigenze di lavoro, aveva dovuto organizzare un proprio archivio, sulla cui struttura – allo stato attuale delle conoscenze – non si hanno dati certi. È possibile ipotizzare che, così come riscontrato per le modalità operative e per i criteri adottati nell’ambito dei procedimenti di riconoscimento delle qualifiche partigiane, ciascuna Commissione avesse seguito differenti principi di ordinamento delle carte.
Tuttavia, a seguito della progressiva cessazione delle attività delle Commissioni regionali intorno al 1950, la documentazione prodotta da queste fu via via concentrata a Roma. Qui, ad occuparsene in prima istanza, fu il Servizio Commissioni riconoscimento qualifiche partigiani presso il Sottosegretariato per l’assistenza ai reduci e ai partigiani della Presidenza del Consiglio dei ministri, fino all’istituzione della Commissione unica nazionale nel 1968. A tal proposito è utile ricordare una voce dei bilanci dello Stato per gli anni 1952 e 1959, la quale attribuiva proprio a tale Servizio Commissioni le «spese di scritturazione e di riordinamento degli archivi».

Allo stato delle conoscenze non è possibile stabilire con certezza se la composizione del fondo archivistico Ricompart rifletta l’intera produzione documentaria delle varie Commissioni, parte della quale sembra, al contrario, essere andata dispersa o rimasta a livello locale.

La presenza di lacune è confermata, ad esempio, dal fatto che il fondo sembra lasciare solo alcune tracce della documentazione della Commissione istituita con D.Lgs. 241/1948 presso la Presidenza del Consiglio dei ministri per la equiparazione ai combattenti della guerra di liberazione degli appartenenti alle formazioni “Maiella”, “Modena”, “Patrioti Apuani”, “Pippo”, “Ravenna”, “Tigre”, che avevano combattuto, nell’ultima fase della Guerra di liberazione, a fianco delle forze armate italiane o alleate.

Ciò che appare certo è che l’attuale struttura del fondo Ricompart risulta essere il prodotto di un riassetto della documentazione precedente operato prima dal Servizio Commissioni riconoscimento qualifiche partigiani e successivamente (dal 1968) dalla Commissione unica nazionale, che – pur conservando l’assetto della documentazione organizzata per Commissioni regionali – l’hanno sensibilmente rimaneggiata, a volte l’hanno aggiornata ed hanno provveduto ad aggiungere ulteriore materiale.

La consistenza dell’archivio

Allo stato attuale il fondo comprende circa 7.430 buste contenenti i documenti (verbali, fascicoli personali, elenchi, quadri statistici etc.) prodotti dalle Commissioni regionali, Estero ed in parte dalla Commissione di secondo grado; 54 volumi dei verbali (originali e copie) della Commissione unica nazionale (1968-1994); 611 cassette contenenti 703.716 schede nominative prodotte dalle Commissioni regionali, Estero e Commissione di secondo grado, rimaneggiate dal Servizio Commissioni e dalla Commissione unica nazionale. Il fondo è tuttora oggetto di attività di ordinamento e di inventariazione parziali.

Gli schedari

Una parte cospicua del fondo Ricompart è costituita dagli schedari delle Commissioni, che contengono schede intestate a singole persone e ordinate alfabeticamente. Le informazioni in esse contenute variano a seconda delle Commissioni, ma generalmente riguardano:

– dati anagrafici (nome, cognome, luogo di nascita, nome del padre e della madre, etc.);
– attività svolte nelle formazioni partigiane e negli altri corpi volontari;
– ferite che hanno prodotto invalidità o mutilazioni;
– eventuale uccisione nel corso della lotta di liberazione;
– lavori della Commissione;
– esito della valutazione che comporta il riconoscimento delle qualifiche previste dal d.l.l. 21 agosto 1945, n. 518.

Gli schedari, dunque, costituiscono una fonte che racchiude in forma sintetica i dati identificativi dei soggetti interessati e ulteriori brevi informazioni sull’iter del riconoscimento. La sommarietà di questi elementi, che rappresentano un valido strumento per l’avvio di una ricerca, potrà essere integrata e completata estendendo l’indagine alla consultazione dell’intero fondo Ricompart.

 

Le origini degli schedari

Nella seguente tabella sono indicati:
a) i soggetti che originariamente hanno predisposto gli schedari, desumibili, in genere, dall’intestazione delle schede; tra parentesi quadre sono inserite le denominazioni attribuite criticamente, poiché le schede risultano prive di intestazione;
b) la denominazione che attualmente è riportata sugli schedari nell’Archivio Centrale dello Stato e che presumibilmente compariva sugli originari schedari all’atto del versamento.

Soggetto produttore Denominazione Schedario Denominazione
Commissione regionale abruzzese per il riconoscimento della qualifica di partigiano Abruzzo
Commissione regionale abruzzese per il riconoscimento della qualifica di partigiano. Ufficio sanitario e pensioni Caduti (Abruzzo)
[Commissione regionale Campana] Campania
[Commissione regionale Emilia Romagna] Emilia Romagna
[Commissione regionale Lazio] Lazio
[Commissione regionale Liguria] Liguria
Commissione regionale qualifiche partigiani Lombardia Lombardia
Commissione Marchigiana Riconoscimento Partigiani Marche
Commissione regionale piemontese per l’accertamento delle qualifiche partigiane Piemonte
Commissione regionale toscana riconoscimento qualifica partigiano Toscana
Commissione regionale triveneta per il riconoscimento delle qualifiche di partigiano Triveneto
[Commissione per il territorio della Venezia Giulia] Triveneto
Commissione regionale riconoscimento partigiani dell’Umbria Umbria
Commissione riconoscimento partigiani italiani all’estero Estero
[Commissione nazionale di II grado (competenza per riconoscimenti)] Commissione II grado
[Commissione nazionale di II grado (competenza per ricompense)] Commissioni
[Commissione nazionale di II grado (competenza per ricompense)] Commissioni varie
[Servizio Commissioni riconoscimento qualifiche partigiani presso il Sottosegretariato per l’assistenza ai reduci e ai partigiani della Presidenza del Consiglio dei Ministri] Vari Regione

Nel caso degli schedari della Lombardia e della Toscana occorre segnalare che molte schede sono intestate rispettivamente al “C.L.N.A.I. Corpo Volontari della Libertà. Comando Regionale Lombardo” e al “Corpo Volontario della Libertà. Comando militare toscano”, e solo successivamente confluite negli schedari delle rispettive Commissioni regionali.
Inoltre, fra gli schedari della Toscana ci sono due cassette contenenti schede di richieste fatte da parenti per persone decedute che non sembrano avere attinenza esclusiva con la regione Toscana. In queste schede manca l’intestazione.
A partire dal 1950 circa, gli schedari originari furono ereditati prima dal Servizio Commissioni e successivamente dalla Commissione unica nazionale, che non solo se ne servirono come testimonianza dell’attività delle Commissioni regionali, ma su di essi intervennero utilizzandoli come propri strumenti di lavoro, aggiornandoli, incrementandoli e, in alcuni casi, modificandone l’assetto in funzione della propria attività.